L’analisi dei terreni riveste un ruolo fondamentale in diversi ambiti, dall’agricoltura alla tutela ambientale, fino alla gestione dei rifiuti e alla bonifica dei siti contaminati. Essa consente di valutare le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche del suolo per determinarne la qualità, la fertilità e l’eventuale presenza di contaminanti. In Italia, la normativa di riferimento in materia è ampia e articolata.
Il D.Lgs. 152/2006, in particolare la Parte IV, Titolo V, disciplina la gestione dei siti contaminati, stabilendo criteri e procedure per le analisi e le eventuali bonifiche.
Il DM 471/1999 (ancora applicabile per alcuni aspetti transitori) ha introdotto valori di concentrazione soglia di contaminazione e metodologie analitiche.
Il DPR 120/2017 regola la disciplina dell’utilizzo delle terre e rocce da scavo, mentre il Regolamento CE 834/2007 stabilisce i principi della produzione biologica, con riferimento anche alla qualità del suolo.
Infine, il D.Lgs. 75/2010 fornisce indicazioni in materia di fertilizzanti, sottolineando l’importanza dell’analisi dei terreni per un uso agronomicamente corretto dei prodotti.
L’obbligo di effettuare l’analisi dei terreni ricade su diversi soggetti in funzione della specifica attività svolta e del contesto normativo di riferimento.
Analisi terre e rocce da scavo: imprese che movimentano terre e rocce da scavo sono obbligate a svolgere analisi chimiche ai sensi del DPR 120/2017, al fine di verificarne l’idoneità al riutilizzo.
Analisi terreni agricoli: nell’ambito dell’agricoltura biologica, il Regolamento CE 834/2007 impone controlli specifici sulla qualità del suolo per garantire il rispetto dei criteri di produzione. Inoltre, secondo il D.Lgs. 75/2010, anche i produttori e gli utilizzatori di fertilizzanti devono assicurare la compatibilità dei prodotti con le caratteristiche del terreno, rendendo necessarie analisi agronomiche preliminari.
L’analisi dei terreni avviene attraverso una serie di operazioni che comprendono il prelievo, la preparazione e l’esame di campioni di suolo, con l’obiettivo di determinarne le caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche.
In genere, si parte con la fase di campionamento, che deve essere rappresentativa dell’area oggetto di studio: il terreno viene prelevato a diverse profondità e in più punti, secondo una griglia o una strategia stabilita in base all’uso del suolo e agli obiettivi dell’analisi.
I campioni vengono poi conservati e trasportati in contenitori idonei verso laboratori specializzati, dove vengono essiccati, setacciati e sottoposti a vari tipi di test.
Le analisi possono includere la determinazione del pH, della sostanza organica, della capacità di scambio cationico, dei nutrienti (come azoto, fosforo e potassio), della granulometria, nonché la ricerca di metalli pesanti o altri inquinanti nei casi di caratterizzazione ambientale.
L’intero processo deve essere svolto seguendo metodi standardizzati, definiti dalla normativa vigente, per garantire risultati affidabili e confrontabili.
L’analisi dei terreni è obbligatoria in diverse circostanze, sia per adempiere a normative ambientali sia per garantire pratiche agricole sostenibili. L’analisi è effettuata in base al contesto normativo e alle specifiche attività svolte, ma rappresenta sempre uno strumento per garantire la salute del suolo e la sostenibilità delle pratiche ambientali e agricole.
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