L’analisi dei rifiuti è un’attività fondamentale per garantire una corretta gestione ambientale, economica e normativa dei materiali di scarto prodotti da attività civili e industriali. Attraverso specifici controlli chimico-fisici, è possibile classificare i rifiuti, verificarne la pericolosità e individuare le soluzioni di trattamento o smaltimento più idonee.
L’analisi rappresenta quindi uno strumento essenziale per assicurare il rispetto delle normative ambientali e per ottimizzare i processi di recupero e smaltimento.
Il principale riferimento normativo in materia è il D.Lgs. 152/2006 (noto anche come Testo Unico Ambientale), che disciplina l’intera gestione dei rifiuti, compresa la classificazione secondo l’origine, le caratteristiche di pericolo (secondo i criteri del Regolamento UE n. 1357/2014) e l’assegnazione del codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti).
L’analisi deve essere eseguita in conformità alle normative tecniche specifiche, come le norme UNI, ISO o CEN, a seconda del tipo di rifiuto da caratterizzare.
L’obbligo di effettuare l’analisi dei rifiuti ricade principalmente sul produttore del rifiuto, ovvero sull’impresa o ente che genera il rifiuto nell’ambito della propria attività.
L’obbligo è sancito dal D.Lgs. 152/2006, che attribuisce al produttore la responsabilità della corretta classificazione e gestione dei rifiuti prodotti.
Conferimento in discarica: il produttore deve effettuare la caratterizzazione del rifiuto per determinarne l’ammissibilità nella specifica categoria di discarica, come previsto dal D.M. 27 settembre 2010.
Conferimento a impianti di recupero in regime semplificato: è necessario predisporre le analisi prima del primo conferimento e ripeterle periodicamente, ogni 24 mesi per rifiuti non pericolosi e ogni 12 mesi per rifiuti pericolosi, o in caso di modifiche significative nel processo produttivo.
Attribuzione del codice CER: per i rifiuti con codici a specchio, l’analisi è indispensabile per determinare se il rifiuto è pericoloso o meno.
Inoltre, le autorizzazioni ambientali possono prevedere specifiche prescrizioni che impongono ulteriori obblighi di analisi.
È importante notare che la responsabilità della corretta classificazione e gestione dei rifiuti resta in capo al produttore, anche quando si avvale di soggetti terzi per le operazioni di smaltimento o recupero.
L’analisi dei rifiuti è un processo tecnico-normativo che permette di caratterizzare un rifiuto in termini di composizione chimico-fisica e di pericolosità.
Il primo passo è l’identificazione del rifiuto, che parte dalla conoscenza del ciclo produttivo e delle materie prime utilizzate, per poi passare alla raccolta del campione rappresentativo, secondo la norma UNI EN 14899:2006.
Il campionamento deve essere effettuato da personale qualificato, seguendo criteri rigorosi per garantire la rappresentatività e la tracciabilità del rifiuto.
Una volta raccolto, il campione viene sottoposto ad analisi di laboratorio, dove si effettuano prove specifiche in base alla tipologia del rifiuto e alla destinazione finale (smaltimento, recupero, discarica).
Le analisi possono includere parametri come pH, metalli pesanti, COT (carbonio organico totale), idrocarburi, ecc. In caso di rifiuti “a specchio”, vengono condotti test mirati per valutare la presenza di sostanze pericolose, secondo i criteri del Regolamento UE 1357/2014.
Al termine, viene redatto un rapporto di prova contenente i risultati analitici, che serve a classificare il rifiuto con il corretto codice CER, determinandone anche l’eventuale pericolosità (HP).
Tale documento è essenziale per garantire la conformità normativa e scegliere la corretta modalità di gestione (trasporto, recupero, smaltimento). L’intero processo deve essere documentato e conservato a norma di legge.
L’analisi dei rifiuti è obbligatoria in diverse circostanze, principalmente per garantire una corretta classificazione e gestione, in conformità con la normativa vigente.
Al primo conferimento: prima di inviare i rifiuti a impianti di smaltimento o recupero, è necessario caratterizzarli per determinarne la pericolosità e assegnare il corretto codice CER.
Periodicamente: le analisi devono essere ripetute ogni 12 mesi per i rifiuti pericolosi e ogni 24 mesi per quelli non pericolosi, soprattutto se destinati a impianti di recupero in regime semplificato.
In caso di variazioni nel processo produttivo: ogni modifica significativa nel processo che genera il rifiuto richiede una nuova caratterizzazione per verificare eventuali cambiamenti nelle proprietà del rifiuto.
Per rifiuti con codici CER a specchio: quando il codice CER prevede una distinzione tra pericoloso e non pericoloso, l’analisi è fondamentale per determinare la corretta classificazione.
È importante sottolineare che la responsabilità della corretta classificazione e gestione dei rifiuti resta in capo al produttore, anche quando si avvale di soggetti terzi per le operazioni di smaltimento o recupero.
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